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BEST OF S.RAULE

FACEZIE QUOTIDIANE

piccola guida al condominio
il rasoio di occam e altre facezie
giovani idraulici crescono
la città priva di taxi
basta con i post arguti
sulle fanfiction e altre perversioni
l'etterna processione
10 buoni motivi per non accendere mai più la televisione
il trasloco
una morte pietosa lo strappò alla follia
la VERA storia del "disossatore" di casa raule
il moroso e harry potter
le belle ed accurate profezie di susanna raule
perché il bene trionfa sempre
animal husbandry
solo una piccola, sottilissima mentina, signore
10 indizi sicuri per riconoscere un dito

ANTICHRISTA
le comuni radici cristiane
iniziative imbarazzanti (foto scadute)
194, RU486 e Altre Sigle Inerenti
gli compreremo dei chierichetti gonfiabili
fare click per confermare
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SEMI-SERI
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hair: storia illustrata dei capelli di sraule
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ESPERIMENTI IN CORSO

Il Racconto Senza Nome

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1° puntata
2° puntata
3° puntata
4° puntata
5° puntata
6° puntata
7° puntata
8° puntata
9° puntata

analisi 1° puntata


CONSIGLIATI DA SRAULE

(in ordine sparso)

NARRATIVA DI GENERE
(sottoposta a strettissima selezione)

Sir A. Conan Doyle: il canone holmesiano

Joe R. Lansdale: Mucho mojo
Valerio Evangelisti: Il castello di Eymerich
Terry Pratchett: Guards! Guards!
Patricia Cornwell: Il cimitero dei senza nome
Ian Rankin: A question of blood
Elmore Leonard: Get shorty
JK Rowling: Harry Potter
Edward Bunker: Come una bestia feroce
Douglas Preston e Lincoln Child: The cabinet of couriosities
Arturo Pérez-Reverte: El maestro de esgrima
Mickey Spillane: L'uomo che uccide
Dave Courtney: Fermate il mondo (bio)
Richard Stark: Da Parker con furore
Isaac Asimov: Il club dei vedovi neri
Isaac Asimov: I, robot
Andrew Vachss: Down in the zero
James Ellroy: White Jazz
Richard Matheson: Io sono leggenda
Philip K. Dick: Confessioni di un artista di merda
Dorothy L. Sayers: Per morte innaturale
Chelsea Quinn Yarbro: Hotel Transilvania
Will Crhristopher Baer: Baciami, Giuda

SAGGI
Alice Vachss: Vittime sacrificali
MIcheal Moore: Stupid white men
Umberto Eco: Lector in fabula
Valerio Evangelisti: Sotto gli occhi di tutti
Marc Augé: Il senso degli altri
Oliver Sacks: L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Giordano Fossi: Miti, religione e psicoanalisi

COMICS
Abuli, Bernet: Torpedo
Garth Ennis, Steve Dillon: Preacher
AA.VV.: Hellblazer
Neil Gaiman: The Sandman
Joan Sfarr: Professor Bell
Frank Miller: Sin City
Alan Moore: The league of extraordinary gentlemen
Alan Moore: Top 10

TV SERIES
Millenium
X-files
Dr House
ER
Six feet under
Queer as folk (uk)
NYPD

MOVIES
Stanley Kubrick: 2001 - Odissea nello spazio
Stanley Kubrick: Arancia Meccanica
MIchelangelo Antonioni: Blow-up
Abel Ferrara: The funeral
David Fincher: Seven
David Fincher: Fight club
Barry Levinson: Sleepers
Terry Gilliam: Brazil
Terry Gilliam: L'esercito delle 12 scimmie
Monty Pithon: Il senso della vita
Kevin Smith: Clerks
Jean-Pierre Jeunet: Delicatessen
Quentin Tarantino: Le iene
Quentin Tarantino: Pulp Fiction
Oliver Stone: Natural born killer
Nicole Kassel: The woodsman
Pedro Almodovar: Tutto su mia madre
Frank Capra: Angeli con la pistola
Lars Von Trier: Idioti
Emir Kusturica: Underground
Thomas Vinterberg: Festen

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giovedì, 02 luglio 2009
Back Home (Again)

Sono tornata. La Polonia è un luogo incredibile (o, quanto meno, lo è Lodz).
Mi piacerebbe farvi un resoconto dettagliato delle mie avventure colà, ma si dà il caso che tutto questo girovagare mi abbia lasciata indietro abbestia col lavoro, quindi (prossimamente) vi dovrete accontentare delle solite impressioni sparse.
Ma prima di ciò, due piccole parentesi.
La prima:  la mia permanenza a Lodz sarebbe stata un incubo senza l'incantevole e plurivalente Ewa, del Centro Culturale della città, e l'imprescindibile Adam (il Boss!), un uomo capace di invitarti a casa sua, farti vedere un film di Wajda, fornirti superalcolici a go-go e giocherellare con un puntatore al laser verde in un unicum. I disegnatori che abbiamo conosciuto sono tra i più talentuosi che mi sia mai capitato di vedere, e lavorare con loro sarà un piacere disumano. Bere con loro è stato anche meglio. Prometto di fornire dei link al più presto.
Seconda parentesi: il concerto dei Nine Inch Nails, come volevasi dimostrare, è stato una ficata galattica. Ha piovuto, tirava vento, c'era a volte caldo a volte freddo,  abbiamo passato tutto il concerto ingondonati dentro dei costosissimi impermeabili di carta reperiti sul posto, ma decisamente ne valeva la pena, compreso lo sbattimento per prendere l'aereo per la Polonia la mattina dopo all'alba e il trascinarmi morente per tutto il sabato.
Ho scoperto un Reznor ammiccante, saltellante e divertito che non mi sarei mai aspettata.
E ho pogato. Sì, pogato come quand'ero teenager.
Con Francesca Ciregia (Vi ho già detto quanto amo questa disegnatrice? No? Be', ora la amano anche alla Marvel, gebte di buon gusto!) abbiamo passato imprescindibili momenti schernend- hem, commentando lo show di due gemelle fan dei Korn che facevano una sorta di balletto sincronizzato. E Michele Bertilorenzi ha diviso con me il suo panino allo stracchino (niente doppi sensi, era gustoso, piccole merde), mi ha scarrozzato per Milano e, insomma, è stato di un carino strepitoso (e ha anche pogato, of couse).
Prossimamente gli episodi salienti del viaggio in Polonia.


Postato da: sraule a 14:56 | link | commenti

lunedì, 29 giugno 2009
Lodz 2

Oggi la mia giornata è stata funestata da un bombolone. Una specie di bombolone.
L'ho mangiato nella caffetteria del centro culturale stamattina, si è piazzato sul mio stomaco e non ha intenzione di schiodarsi.
Profonda depressione.
Il mio stomaco sta tutt'ora malissimo. In questo momento sono in camera, con la pancia sotto a un piumino e l'umore sul depresso. Gli altri stanno uscendo a cenare e poi a sbronzarsi come al solito.


Postato da: sraule a 18:10 | link | commenti (8)

domenica, 28 giugno 2009
Lodz

Dunque sono in Polonia, a Lodz.
Oggi abbiamo fatto una giornata molto ebraica. Prima abbiamo visitato il cimitero ebraico di Lodz. E' il più grande d'Europa, così ci hanno detto, e in effetti è davvero immenso. Assomiglia a un bosco stracolmo di lapidi affioranti, alcune decisamente antiche e in cattivo stato, spezzate o semi-sprofondate tra la vegetazione. Roba che un gotico potrebbe anche avere un attacco bestiale di Sindrome di Stendhal.
Per un non-gotico, tuttavia, non è una vista particolarmente allegra.
Prima della guerra nel ghetto di Lodz c'erano una cosa come 160.000 persone. Dopo la guerra circa 600. Non erano tutte andate al Club Med.
Ieri abbiamo visto un magnifico film di Wajda, pessimamente sottotitolato in italiano, dal nome Promise Land. In questo film, tra le altre cose, si vedeva una comunità ebraica importante e produttiva.
Poi, per continuare la giornata in letizia, ci hanno portati a vedere la stazione da cui partivano i treni per i campi di sterminio. Un treno era lì, visitabile dal pubblico. Armando non ha voluto salire nello scompartimento.
Per passare ad argomenti ebraici nettamente meno deprimenti, più tardi siamo andati a mangiare in un ristorante ebraico. Mi piacerebbe ricordare il nome di qualcuna delle cose che ho ingollato (avevamo una fame incredibile), ma più che altro pensavo a incamerare, quindi, niente, l'esperienza mi ha lasciato solo lo stomaco pieno e nessun accrescimento culturale.
Alla fine del pasto la cameriera ci ha portato una statuetta piccolissima a testa. Rappresentava un piccolo rabbino con una moneta da un zloty sottobraccio.
La moneta non si riesce a staccare, se ve lo state chiedendo.
Loro saranno ebrei, ma io sono ligure.
Comunque, ora sono in albergo, tra un po' esco a bere. Voi statemi bene, eh?


Postato da: sraule a 22:07 | link | commenti (4)

mercoledì, 24 giugno 2009
L'uomo ragno e il Signor B

Che cosa posso dire? Ancora in questi anni 2000 non sta bene che una signorina faccia dichiarazioni del genere, ma a me il sesso piace un sacco.
Mi piace in ogni sua declinazione: con l'amore, senza l'amore (questa, poi, non la capisco neanche bene), davanti, dietro, in due, in tre, da soli, con le corde, con il latex, con i dildos, con la panna, con la tequila, sul letto, sul divano, per terra, nella doccia, nell'ascensore, nella macchina....
Una volta che ci sono due adulti consenzienti non vedo alcun problema.
Ci sono un numero di cose che farei, altre che non farei, altre che mi lasciano indifferente. Ma, ehy, se a voi piace, mettiamo, appendervi al soffitto per il pisello non sarò certo io a fermarvi.
Vogliamo dire che sono di mente aperta? Se volete, diciamolo pure.
Allora, mi sto chiedendo, perché mi sento così scandalizzata dal comportamento di un certo signore che per amor di sintesi chiameremo Signor B?
In realtà non è strettamente legato al sesso.
Il primo motivo è legato a un concetto un po' vetusto che si chiama "assunzione di responsabilità".
Come dice anche l'uomo ragno, a grandi poteri equivalgono (dovrebbero equivalere) grandi responsabilità.
Che il Signor B abbia grandi poteri è indubbio, ma le responsabilità, insomma, non se le vuole proprio prendere.
Una delle responsabilità del potere dovrebbe essere che se ti è stato dato un certo incarico, e questo incarico ha dei limiti, poi non dovresti cercare di superarli.
Non dovresti usare il potere che ti è stato dato per i tuoi fini personali.
Sembrerà stupido, ma la tua condotta dovrebbe essere cristallina.
Se ti piace scoparti delle minorenni - e nel nostro paese scoparsi una minorenne è illegale - dovresti comunque avere il buon gusto di ammetterlo. Tanto, tra l'altro, non ti possono processare.
Poi sarà la gente a decidere se per loro scoparsi minorenni è ok, anche se illegale. Forse faremo una legge che dice che scoparsi minorenni, ragazzi, è una goduria, come ci è venuto in mente di dire che è illegale?
Se invece strizzi l'occhio, gigioneggi, dai a intendere che, sì, hai voglia se ti sei scopato minorenni, ma che, hey, ragazzi, non si potrebbe, quindi tutti acqua in bocca... ecco, questo mi dà fastidio.
Mi dà fastidio perché tu, che rappresenti le istituzioni, mi fai capire tra le righe (ma neanche tanto) che con la legge ti ci pulisci il culo, e che solo un idiota seguirebbe una legge così palesemente fuori moda come quella che dice che scoparsi una minorenne è reato.
Io quella famosa legge la rispetto, i miei amici anche. A me il sesso piace un sacco, se è tra due ADULTI consenzienti.
Se al Signor B piace farsi fare tutti i giorni un clistere da una mistress, per me non c'è alcun problema, purché la mistress sia maggiorenne e, sì, consenziente.
Poi, come diceva oggi Roberto, se hai un grande potere è anche tua responsabilità  gestirlo in modo responsabile: se la famosa mistress vuole rendere pubbliche le tue foto mentre ti fai un clistere puoi solo appellarti alle leggi della privacy, perché, caro signor B, pagare in soldi o in favori un ricattatore, è un reato.
Lo so che tu con questa cosa della legge hai qualche problema, ma dovrebbe essere tuo compito attenerti ad essa, a maggior ragione perché la tua carica rappresenta la legge, a maggior ragione perché tutti gli altri se sgarrano sono processabili, tu no.
L'altra cosa che mi scandalizza ha a che fare con il potere in senso stretto. In parte è dovuto al fatto che trovo a prescindere che tutto quel potere concentrato in una sola persona sia un po' osceno, quindi ammetto il bias.
In parte perché, come dicevo, a me il sesso piace un sacco, tra due adulti CONSENZIENTI. Quando sei così potente, e nessuno può processarti per alcunché, chiunque ti porti a letto è in tuo potere, e può fare ben poco per contrastarti. Se quel qualcuno è minorenne il suo potere è minimo: non può neanche votare contro di te.
La sproporzione di potere è così evidente che, se dovessimo tradurla in termini anagrafici, è simile a quella di un uomo forte e adulto che ha a che fare con un infante. E un uomo forte e adulto che ha a che fare con un infante deve essere abbastanza responsabile da prendersene cura e da non fargli del male, perché l'infante, da solo, non ne è in grado.
Quindi, ecco: tutto questo non ha nulla a che vedere con il sesso.
Ha a che vedere con l'abuso di potere, a livello esplicito e implicito, e l'abuso di potere mi fa schifo.
Non è vero che questi sono fatti privati del Signor B e che dovremmo voltarci elegantemente dall'altra parte. Non solo perché voltarsi dall'altra parte mentre viene commesso un reato è un reato a sua volta (sì, abbiamo già detto che il Signor B è un po' debole su questo punto), ma anche perché è una condotta indegna.
Forse la mia morale non è adamantina. Mi piacciono un sacco di cose che molti considerano immorali, anche questo l'abbiamo già visto, ma QUESTA no.
Questo non è sesso.
Questo non mi piace.


Postato da: sraule a 14:49 | link | commenti (10)

martedì, 23 giugno 2009
Per l'amor di un dio

Iniziamo con alcune informazioni di servizio: tra qualche giorno partirò per la Polonia, dove, se ricordate, sono stata invitata a fare la fumettista gaudente.
Il mio portatile verrà con me, ma non è detto che ci sia una rete disponibile. Non credo che, comunque, sarò in grado di separarmi da internet, quindi fate come se ci fossi.
Poi, il commissario Sensi, anche noto come "commissario Darkettoni", si prende una vacanza. Potete tranquillamente immaginarlo in qualche trucido locale goth in giro per l'Europa. Nel frattempo potete leggere la sua ultima avventura in pdf.
Questo mi dà il la per parlarvi di un libro che ho letto da poco, e anche per fare alcune riflessioni.
Tempo fa, non ricordo dove, parlavo del genere letterario che io definivo "vertigo". In poche parole individuavo questo genere meticcio, all'incrocio tra giallo, horror, avventuroso e fantastico propriamente detto, caratterizzato dalla presenza costante di qualche dettaglio soprannaturale, che però non ne costituiva l'elemento portante.
Libri e fumetti di questo tipo, in realtà, occupano una nicchia, se così vogliamo chiamarla, di mercato piuttosto stabile. Non sta esplodendo, ma non sta nemmeno recedendo. E' lì, esiste.
Tra gli autori di spicco citavo Gaiman, una certa parte della produzione di Barker, una certa parte della produzione di Lansadale e così via. Avete capito di che cosa sto parlando.
Quello che non avevo mai pensato era che questo genere potesse ulteriormente meticciarsi.
Be', l'ha fatto. Se volete leggere la versione chick-lit di Gaiman, comprate l'ottimo "Per l'amor di un dio" di Marie Phillips.
Questa ragazza londinese, che viaggia sui 33 come Cristo in uno dei suoi momenti neri, che è laureata in antropologia e che ha lavorato per la tv prima di mettersi a fare la libraria (chiamasi "carriera flessibile", ne so qualcosa), ha fatto un po' quello che ha fatto Janet Evanovich con il giallo: l'ha preso, ci ha infilato una visione prettamente e strepitosamente femminile, qualche chilo di ironia, una serie di svolte impreviste e una galleria di personaggi formidabili, poi ha shakerato il tutto e l'ha reimpastato nella forma "romanzo".
Il romanzo, titolo originale "Gods behaving badly", parte da una premessa in puro Gaiman-style: gli dei dell'Olimpo non vivono più sull'Olimpo da un pezzo, invece vivono a Londra, in palazzo fatiscente che hanno acquistato nel 1600 all'epoca del calo del mercato immobiliare, e si annoiano a morte.
Artemide fa la dog-sitter, Afrodite lavora a un telefono porno, Zeus se ne sta chiuso in soffitta, Apollo conduce uno scadente show televisivo... proprio Apollo viene beffato da Afrodite nel più classico dei modi, e una povera mortale, Alice, ne fa le spese. Alice è una semplice donna delle pulizie, ha un flirt con un tizio qualunque e non si aspetta di certo che il bellissimo Apollo si innamori perdutamente di lei.
Be', neanche Apollo se l'aspetta, e in effetti non è una forma d'amore del tutto naturale. Il fatto è che Eros, anche se si è convertito al cristianesimo, ha ancora qualche freccia al suo arco...
Se pensate che questo, nomi a parte, sembri l'inizio di un libro di Sophie Kinsella non siete così lontani dalla verità. Nel proseguo, fortunatamente, la Phillips ci dimostra di saper maneggiare una trama più corposa del solito lui-incontra-lei e disavventure romantiche varie, e sterza decisamente verso l'apocalittico.
Non vi dico altro.
Sappiate solo che leggere questo libro è stato stranamente gradevole.
Dico stranamente perché, come forse sospettavate, non sono proprio una fan sfegatata della chick-lit.
Insomma, questa è la dimostrazione, se ancora ce ne serviva una, che, se niente di nuovo può più essere scritto, può comunque essere scritto in un modo nuovo.
E che le ragazze, quando ci si mettono, non hanno proprio niente da invidiare ai loro colleghi più testosteronici.
Non perché io sia una ragazza, ma è da un po' che lo sostengo.


Postato da: sraule a 17:20 | link | commenti (2)

giovedì, 18 giugno 2009
L'Estate di Montebuio

Un po' di tempo fa mi è stato chiesto di scrivere un'introduzione per un libro di Danilo Arona, L'estate di Montebuio. L'introduzione era delirante e pensavo che me l'avrebbero fatta riscrivere. Non solo non me l'hanno fatta riscrivere, ma gli è anche piaciuta.
E' piaciuta anche a Danilo (o così dice lui), il che è un bene. Il suo libro, in compenso, a me è piaciuto un casino.
Ora è uscito (o sta uscendo), per le Edizioni Gargoyle, e penso che potrebbe piacere un casino anche a voi. Quindi, se vi capita, procuratevelo.
Questa è la famosa introduzione delirante (non sono sicura che sia la versione definitiva - quella è indubbiamente sul libro stesso):

"Santa Margherita (o Mariana) d’Antiochia. Marina per i cristiano-ortodossi. Decapitata il 20 luglio del 290 d.C. perché si rifiutava di disconoscere Cristo. E anche per non averla data al prefetto Ollario.
Una Maria Goretti ante-literam, ma con in più un quid di spettacolarità che nessuna santa moderna può permettersi. Santa Mariana, ingoiata dal Drago (dai, avete capito benissimo di chi stiamo parlando), lo squarcia dall’interno usando una croce come pugnale.
Ah, se Tarantino e Rodriguez fossero stati là!
Un po’ di tempo fa ho fatto un test su Facebook. Roba dall’altissimo profilo culturale, chiaramente. Si intitolava: “Che cristiano sei?”. Quando nel mio profilo è apparso il faccione di Marilyn Manson ho iniziato a sospettare che il mio risultato non fosse “Claudia Koll”. E infatti: anticristo. Dovevo aspettarmelo.
Quindi, ecco, forse il fatto è che non sono proprio una perfetta credente, ma il martirio, quello cristiano dico, mi ha sempre intrigato. Non siamo ipocriti: è praticamente horror.
III secolo d.C.: Sebastiano, tribuno romano, viene messo a morte dall’imperatore Diocleziano. Condannato ad essere trafitto dalle frecce, legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamata ‘campus’, viene colpito, seminudo, da tante di quelle frecce da sembrare un riccio e, creduto morto dai soldati, viene lasciato lì, in pasto agli animali selvatici.
Ma non è finita. Irene, una nobile cristiana, va a recuperare il corpo per dargli degna sepoltura. Solo che Sebastiano è ancora vivo. Dopo essere guarito dalle trafitture, invece di levare le tende da Roma continua a predicare. Allora Diocleziano, inviperito, ordina che Sebastiano sia flagellato a morte e che il suo cadavere, tanto per sicurezza, venga gettato nella cloaca massima.
Ma Sebastiano non si arrende: compare in sogno alla matrona Licina e chiede di essere sepolto nelle catacombe di via Appia. Dove, finalmente, resta.
Ancora III secolo d.C. L’imperatore Valeriano inaugura una persecuzione contro i cristiani. San Lorenzo non può rassegnarsi a lasciar morire da solo il suo Papa, Sisto II. E così, secondo le cronache di Sant’Ambrogio, viene messo sulla graticola, dalla quale si lancia in facezie sul suo grado di cottura. In realtà pare che Sant’Ambrogio fu un biografo troppo fantasioso e che Lorenzo fu semplicemente decapitato.
251 d.C. Sant’Agata, nobile e bella fanciulla, fu sottoposta a indicibili torture dal proconsole Quinziano. Dopo aver cercato di corromperla affiancandole per un mese una cortigiana di nome Afrodisia (probabilmente una prostituta sacra del culto di Venere o Cerere), e vedendo che la giovane non abiurava, Quinziano la fece rinchiudere in prigione. Qua Agata viene fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, ma San Pietro, apparendole in sogno, chiude le sue ferite. Allora viene sottoposta al supplizio dei carboni ardenti, in seguito al quale muore in prigione.
Ma la martire più resistente fu forse Santa Lucia. Denunciata all’arconte Pascasio di Siracusa da un giovane che l’avrebbe voluta in moglie, su Lucia fu tentato ogni tipo di supplizio.
Pascasio ordinò che venisse violentata, ma per quanto molti soldati si adoperassero nell’impresa, nessuno riuscì a deflorarla. Allora la legarono con delle funi alle mani ed ai piedi, e presero a tirare, ma inutilmente. Tentarono di trascinarla con un paio di buoi, ma Santa Lucia era inspiegabilmente inamovibile.
Pascasio, che non mancava d’inventiva, decise allora che Santa Lucia doveva essere cosparsa di pece, resina e olio e data alle fiamme. L’ennesimo smacco, Santa Lucia non bruciava.
Alla fine Pascasio, andando per le spicce, la decapitò.
Non sono una buona cristiana, l’abbiamo già appurato, ma ditemi voi se uno scrittore horror ha bisogno d’altro.
Se parliamo di tortura, d’altronde, da una parte e dall’altra della barricata della fede, nel corso dei secoli gli uomini si sono fatti una certa esperienza. Tra martiri in graticola e streghe al rogo, l’umanità non si è fatta mancare niente. Tutte nozioni che poi ha potuto proficuamente impegnare in Vietnam, in Iraq, a Guantanamo…
E allora, se la vita a volte imita la fiction, la fiction quasi sempre imita la vita. Non si tratta di una chiusura ad effetto, tra poco ci tornerò sopra.
Nel frattempo ricordatevi questo: il martirio horror di Santa Mariana d’Antiochia.

Gotico montano; praticamente, Montebuio. Il nome dice tutto. L’atmosfera del dopopranzo estivo, ferma. La luce particolare dell’altitudine. Un piccolo paese, di pochi abitanti. Tutti si conoscono, è ovvio.
La colonia estiva.
Ora, non so se qualcuno di voi è mai stato in colonia. Io sì. Non a Montebuio (o a Montemaggio, doppelgänger reale del paese immaginario di Arona), ma poco lontano. Non in Valle Scrivia, ma in Val di Magra.
Cento chilometri di distanza, chilometro più chilometro meno. E una colonia praticamente identica a quella di Arona (è inutile dire che non ci metterò mai più piede). La mia aveva persino qualche storia di fantasmi, anche se temo che non ci sia mai stato un avvistamento ufficiale.
Di nuovo, potenziale horror a non finire.
Perché in una casa grande e chiusa, nascosta dal bosco, qualcosa di maligno deve abitarci per forza. Perché in un piccolo paese, chiuso, praticamente autartico, del marcio c’è di sicuro.
E non dimentichiamo il monte. Buio, chiaramente. Anche se in realtà è assolato, ma, si sa, quello che si muove sotto il sole a picco, nell’ora morta, fa più paura delle ombre della notte.
Non c’è bisogno di essere Stephen King per capirlo.
Non c’è bisogno di essere Dan Simmons.
Un gruppo di preadolescenti si arrampica sul monte (in bicicletta, ed ecco Simmons che ricompare), nella luce ronzante dell’estate. E succede qualcosa. Deve succedere, è il genius loci a stabilirlo.
Ma che cosa, e come?
Il gioco è tutto lì.
Ricordatevi questo: una Pattuglia Ciclista è sempre in pericolo.
E anche: in un posto che si chiama Montebuio non può succedere niente di buono.

Morgan Perdinka e il rock’n’roll quantico. Non so perché ma la fisica quantistica è rock, come direbbe Celentano (non sempre la citazione può essere alta).
E di rock, in L’estate di Montebuio, ce n’è a bizzeffe.
All’inizio del capitolo A Blacker Shade of Gloom, 16 settembre 1978, Morgan Perdinka – protagonista non ufficiale del libro – ci racconta di persona un fatto al quale non ha mai assistito.
Nel 1970, poco prima di morire, Jimi Hendrix partecipò al festival sulla famosa Isola di White. L’evento era organizzato pessimamente e l’esibizione di Jimi scivolò nelle prime ore del mattino. C’erano dei problemi tecnici, e l’impianto audio emetteva un buzzing fastidioso. C’era anche un’eclissi di luna, e Hendrix, subito prima di attaccare con Voodoo Chile, salutò l’astro con le parole: “Well, the moon is turned a fire red” (no, è inutile che facciate come me e andiate a riprendervi il live per riascoltarlo: tra Purple Haze e Voodo Chile non c’è niente, nemmeno un istante di pausa).
Il fatto è che, se la paura è un suono, quel suono è un buzz continuo.
E il buzz è il suono dello spazio quantico.
Nello spazio quantico il tempo è una variabile senza significato, perché tutto accade contemporaneamente. Nella musica il tempo è l’unità di misura fondamentale, perché una melodia è fatta di note e di accordi, certo, ma specialmente di tempi. Senza tempo non ci sarebbe ritmo, senza ritmo non ci sarebbe musica.
E allora?
Allora buzz, come direbbe Danilo Arona. Perché nemmeno i quanti possono permettersi di lavorare in silenzio.

Il gioco delle scatole cinesi. Vi ho detto che ci saremmo tornati. La fiction imita la vita. E la vita comprende una gran quantità di fiction, almeno di questi tempi.
Morgan Perdinka – scrittore horror, non l’avevo ancora detto? – si stupisce di come alcune delle sue storie siano simili ad avvenimenti reali avvenuti dopo che le ha scritte.
Premonizione o campo quantico a noi, ora, non interessa.
Un gioco di scatole cinesi, dicevo, perché Arona scrive di Perdinka, che scrive di Perdinka e che è (de)scritto da altri, e Montebuio scrive anche lui (vedrete), non sempre di Perdinka.
Allora abbiamo la narrazione di Arona, dal punto di vista di Arona.
La narrazione di Perdinka, dal punto di vista di Perdinka (e anche di Arona, per forza).
I racconti di Perdinka, che aggiungono qualcosa alla narrazione di Arona.
E non dimentichiamo la narrazione di Mister Hidden (o forse di Miss Continental), che aggiunge qualcosa alla narrazione sia di Arona che di Perdinka. Che poi è Arona.
Tutto chiaro?
Se la risposta è “no”, allora siete a buon punto. Arona, in L’estate di Montebuio, non si limita ad incasellare la narrazione in un complesso sistema di scatole cinesi, ma mette in forse la struttura stessa della realtà.
Nel suo universo quantico niente è “qui ed ora”.
Forse ricorderete la grottesca scena d’apertura di Timeline, del recentemente scomparso Michael Crichton. Un uomo, forse un vecchio pazzo, che, mentre lo portano via in barella canta a squarciagola “Quantic foam, take me home”, sulle note della più famosa “Country road”. Ecco, in quel caso la fisica quantistica era country. Ora fate un passo avanti. Siete pronti per cominciare.
Potete chiamarla metaletteratura, e fare i pregiati.
Potete chiamarla letteratura quantica, ed essere rock."


Postato da: sraule a 10:50 | link | commenti

martedì, 16 giugno 2009
Spazzatura cosmica


So che ci sono problemi più gravi, so che in fondo è una sciocchezza, ma vedere questa foto mi addolora molto. Mi vergogno di vivere in un pianeta immerso in un immondezzaio.
Che cosa ne penseranno gli alieni?
Diranno: "Ma che schifo, questi sono degli zozzoni?"
Probabilmente sì.
La cosa mi deprime. Zob.


Postato da: sraule a 21:42 | link | commenti (6)

lunedì, 15 giugno 2009
Di "The High End of the Low" o della pubblicità virale.

Questo post ve lo aspettavate, mi sa. Be', io no, in compenso il mio subconscio inizia a farmi paura.
Questa notte ho sognato Marilyn Manson (per la terza o quarta volta nella mia vita, ma questo è solo uno dei motivi della mia preoccupazione) che mi informava che era uscito il suo nuovo album. Un po' risentito, anche.
Ora, non vorrei insistere, ma per i numeri del superenalotto ho  fatto richiesta da tempo, mentre della pubblicità onirica potevo anche fare a meno.
Comunque.
In effetti è uscito il nuovo album del Reverendo. Ok, non me n'ero accorta, ma non c'era realmente bisogno di venirmelo a ricordare durante la notte, ok? In ogni caso, quando uscirà il nuovo di David Bowie LUI sarà il benvenuto, è chiaro.
Vado su internet e non mi stupisco di trovare The High End of the Low. Voglio dire, lo sapevo che sarebbe uscito in questo periodo, me l'ero solo dimenticato. Che palle.
Acquisisco l'album e lo ascolto.
Ora, non voglio essere critica, non vorrei che Marilyn tornasse per avere anche una recensione o segnalarmi l'edizione deluxe, che ne so, ma non mi è del tutto chiaro perché il mio amichetto onirico stia continuando a fare sempre lo stesso album dai tempi di Mechanical Animals. Titolo loffio, a questo giro, oltre tutto.
E va bene che si è ri-unito il dream team (appunto) di Antichrist Superstar e Mechanical Animals, ma, beh, qualcosina di nuovo no, eh?
Quel che voglio dire è: se vi sono piaciuti gli album precedenti di Manson non c'è motivo per cui non dovrebbe piacervi anche questo. In fondo è lo stesso album. I testi sono gli stessi (più o meno), la musica è la stessa (magari giusto un pochino più patinata, ma nessuno resta giovane per sempre, signora).
Il testo di Arma-Goddam-Motherfucking-Geddon è spassoso, anche se non credo di condividere la passione di Marilyn per i patchwork di parole. Anche il video non è male, a parte il fatto che il video di Antichrist Superstar l'avevamo già visto, ovviamente.
In compenso ora Marilyn ha una crisi finanziaria tutta nuova con cui giocare.
E, wow, una ex-moglie e una ex-girlfriend con cui prendersela. Insomma, new tricks for old dogs, eh?
A questo punto consentitemi una parentesi da femminuccia: Caro Marilyn, che Dita era troppo tosta per te l'abbiamo capito tutti, non prendertela, dai. Ma anche Evan? La Evan che ha tipo 21 anni? Che ha appena raggiunto l'età legale per bere? Che ha quei due occhioni azzurri? Anche lei troppo tosta? Aggressiva? Spietata? Non vorrei rigirare il dito nella piaga, ma quella ti ha scaricato per Mickey Sono-Un-Personaggio-Di-Wallace-And-Gromit Rourke, la cosa dovrebbe farti riflettere. Forse, la prossima volta, dovresti trovarti una tipa più dolce, carina, indifesa (più di Evan, intendo), tipo, non so, Hello Kitty. Certo, poi non puoi lamentarti se ti scambiano per Michael Jackson. Eh, lo so, queste donne sono tremende, neanche essere l'anticristo aiuta. Certo che ci sei diventato un po' una lagna, eh? E mi hai ferito di qua, e i miei legali di là, e il gatto lo tengo io, e la mia morbida interiorità...
Ah, e la prima fan 15enne che arriva rimproverandomi di non capire i profondi travagli interiori di Marilyn, be', ci sono buone probabilità che si troverà ad avere profondi travagli interiori tutti suoi, non so se mi sono spiegata.
Intanto, nel mondo vero, là fuori da qualche parte, il numero di cadaveri-per-anno ritrovati a San Terenzo è in forte aumento. Praticamente è un 3X2.
L'ultimo, un gallerista, è stato trovato in mare da due adolescenti in pedalò. La polizia ha avuto dei grossi problemi a recuperarlo, in effetti, perché non aveva un pedalò. Per fortuna l'ispettore Mainardi ha pedalato fin da Spezia con un mezzo della polizia e tutto si è risolto per il meglio.
Ehm, finale a parte il resto è vero. Questo per chi si chiede ancora da dove prendo le idee, eh?


Postato da: sraule a 14:10 | link | commenti (7)

mercoledì, 10 giugno 2009
Caravan (simile a "camper", ma più figo)

Allora, ho comprato Caravan. Sì, il primo numero della mini-serie di Medda, di quello sto parlando. Questa serie ha anche un blog, come ormai tutte le serie che si rispettino (E questo mi fa pensare: il fatto che Ford Ravenstock non abbia un suo blog significa forse...? Ma, no, è ovvio. E' che è molto difficile suicidarsi tramite internet, e quindi a Ford non interessa).
Vabbe', del blog ho letto giusto un paio di pagine, però il fumetto l'ho letto tutto.
Forse dovrei premettere che non sono esattamente una fan incondizionata delle serie popolari? Ok, premettiamolo, per quelli che si fossero collegati adesso dal pianeta Plutone.
Non è che io sia snob (sì, ok, lo sappiamo tutti che lo sono, ma era una specie di incipit, ok?), ma dopo un po' inizio a perdere il senso di una narrazione interminabile, intercambiabile e di intrattenimento. Persino di Volto Nascosto, che mi piaceva un sacco (e, sì, ho un debole personale per Manfredi, quindi forse non conta), non ho comprato tutti i numeri. Va bene, ora ho fatto coming out: non ho comprato tutti i numeri. Lo ammetto.
Sono una lettrice infingarda, traditrice. Magari compro religiosamente un fumetto per anni e poi, a metà di una svolta narrativa, mollo il colpo. Ora che Magico Vento si avvia alla conclusione sono nella merda, perché non so che cavolo è successo dal numero 40 in poi.
Insomma, stavo dicendo: ho comprato il primo numero di Caravan.
Vi spiego perché mi è piaciuto e comprerò il numero due (ma sul tre preferisco non sbilanciarmi, vi ho già detto del mio problema con le serie).
Mi è piaciuto perché è scritto bene.
"Come è scritto bene?" direte voi, "gli altri sono scritti di merda?"
No, non proprio, almeno. Ma molte altre serie da edicola sono scritte con un linguaggio che non mi piace e che talvolta trovo goffo. La gente dice "che diamine" e roba del genere. La gente si dà del voi, e non mi piace.
Attenzione, questo non significa che io non capisca perché si usa quel linguaggio e, ok, saranno anche buoni motivi, ma a me non piace lo stesso.
Caravan è scritto bene, scivola bene. La gente si dà del voi, ma non tanto, e quando lo fa quasi quasi non ci fai caso. Non ho trovato "che diamine", ma potrei essermi distratta.
Poi, vabbe', Caravan ha una bella copertina.
Adesso, lo so che c'è il rischio che arrivi Mammucari e dica "hey, grazie", e a me toccherà rispondergli "grazie al cazzo, sei bravo", e poi, lo sapete come vanno le cose tra noi fumettari. Comunque la copertina è bella, quindi, nel caso, sopporterò stoicamente. E però, visto che sono nerd, mi piaceva di più quella con tutte le polaroid attorno. I grafici sono gente ignobile, lo so perché la sono stata.
Ma stavo dicendo.
Caravan mi è piaciuto perché i disegni di De Angelis sono ok. Io non sono di quelle che si strappano i capelli per De Angelis, però è un Pezzo Grosso perché disegna Un Sacco Bene. Se Tizio è triste lui lo fa triste, e non, chessò, stupito, se Caio è incazzato lui lo fa incazzato, e via discorrendo. I riccioletti posso tollerarli.
Poi Caravan mi è piaciuto perché parla di una cittadina.
A me piacciono le cose in cui si parla di cittadine (possibilmente in cui se ne parla male, visto che io ci vivo, in una cittadina, e non mi sento di consigliare l'esperienza a nessuno). Ma nelle cittadine possono succedere delle cose interessanti da un punto di vista narrativo. Va da sé che dal punto di vista mondano non ne possono succedere, invece. Voglio dire: non è che il 26 il concerto dei Nine Inch Nails lo faranno qua, è chiaro. I Nine Inch Nails quando vengono in Italia vanno a Roma e a Milano, noi dobbiamo accontentarci di Morgan, e giusto perché gli hanno raccontato che a Spezia c'è figa a valanghe (poi Morgan scoprirà che la figa a valanghe, a Spezia, non te la dà, ma ormai è stato raggirato).
Ma stavo parlando di Caravan, non fatemi distrarre. Ho creato un'intera serie di racconti per parlare male di Spezia, potrei anche accontentarmi.
Dunque, Caravan mi è piaciuto perché leggendolo non ho sbadigliato neanche una volta.
Questo non è un segno assoluto di qualità, intendiamoci. Moby Dick fa sbadigliare spesso e volentieri, però è un capolavoro.
Solo che Caravan non fa sbadigliare, il che, secondo me, è comunque un fatto positivo.
Poi Caravan ha un sacco di personaggi.
A me piacciono le storie con un sacco di personaggi, perché poi puoi fargli fare tante cose diverse (tipo morire in modi diversi e orribili), invece se hai un personaggio solo, a meno che non abbia una serie di personalità multiple come Crazy Jane di Doom Patrol, può fare una cosa sola: essere se stesso.
Ho scritto un sacco di roba con tanti protagonisti, ma me le hanno tutte segate, quindi sono contenta che a Medda non l'abbiano segata. Così posso godere per procura dei suoi personaggi multipli.
Poi in Caravan succedono cose misteriose.
A me piacciono le cose misteriose. Quasi tutte meno i Wendigo, perché i Wendigo mi fanno paura. In Caravan, per il momento, di Wendigo non ce n'è.
E poi adesso so che cosa rispondere a una certa persona la prossima volta che mi dirà che la meteorologia non fa paura. Tié, beccati Caravan, Certa Persona!
Comunque, a parte queste motivazioni personali, in Caravan succedono alcune cose misteriose. Meteorologiche.
C'è violenza, anche gratuita, sì. A me piace... ok, avete capito.
C'è un piccolo cane.
I piccoli cani non mi fanno impazzire, preferisco i cani di taglia medio-grande, possibilmente sbavanti e con un sacco di pelo, ma questo piccolo cane è abbastanza ok.
Poi è interessante. Sembrerà una banalità, ma a me le cose interessanti piacciono.
Le donne non sono tutte strafighe, e neanche gli uomini.
E questo è ok.
Non ci sono scene di sesso.
Va be', lo so che cosa state pensando: non ci sono strafighe, non ci sono scene di sesso, perché dovrei comprare questa roba?
Il bello di non essere la sceneggiatrice di Caravan, in effetti, è che non me ne frega un cazzo se non lo comprate. L'importate è che compriate il prossimo Ravenstock, è chiaro.
Comunque, se vi avanzassero due euro e settanta e poteste passare sopra alla cosa che non ci sono strafighe e non ci sono scene di sesso, vi consiglierei di farlo comunque, perché è un fumetto che è piaciuto a me.
Potreste pensare che non è una grande garanzia. D'altronde siete dei viscidi stronzetti senza cuore, l'abbiamo già capito con la faccenda di Eric.
Mi piacerebbe pensare di avere un pubblico di lettori nobili e incredibilmente intelligenti, ma invece ho solo voi, che siete delle rave. Siete degli antisociali che probabilmente incendieranno l'edicola in cui hanno comprato il fumetto. SE lo comprate.
E vabbe', l'importante è conoscere il proprio target, brutti insensibili.
Adesso andate a comprare Caravan: quel fumetto in cui si maltrattano bambini handicappati e si scippano le vecchiette.
Oppure no, non importa. L'importante è che in autunno andiate a comprare Ford Ravenstock, quel fumetto in cui ci sono stragi di innocenti e serial killer che mozzano le braccia delle vittime. E questo non è uno scherzo.


Postato da: sraule a 17:05 | link | commenti (24)

Ah, lo sapevo che eravate delle merde e che non vi fregava niente dei poveretti in attesa di trapianto.
Continuando così dovrò iniziare a stimarvi.


Postato da: sraule a 11:11 | link | commenti (2)

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